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Alla ricerca di spazi più accessibili: l’inclusività si può progettare e qualcuno lo sta già facendo
Quando parliamo di accessibilità, pensiamo spesso alle barriere che possono rendere difficile entrare o muoversi in un luogo.
Ma progettare uno spazio accessibile significa guardare oltre.
Significa chiedersi: come può una persona entrare, orientarsi, capire, percepire e vivere questo spazio?


Le risposte possono essere molto diverse. A volte arrivano dalla tecnologia, altre dal modo in cui organizziamo un ambiente, dalla luce, dai suoni o semplicemente da come scegliamo di comunicare.
Per questo abbiamo raccolto cinque progetti, realizzati in contesti molto diversi, che mostrano una cosa semplice: l’accessibilità può entrare nel progetto in tanti modi.
NaviLens × TMB, Barcellona, Spagna.
Partiamo da Barcellona, dove la tecnologia è diventata uno strumento per rendere più accessibile il trasporto pubblico. Grazie ai codici NaviLens, le persone cieche e ipovedenti possono utilizzare il proprio smartphone per ricevere informazioni vocali su fermate, percorsi, ascensori e altri servizi. In questo caso non è stato necessario trasformare completamente lo spazio. È bastato aggiungere un nuovo livello di informazioni, capace di rendere l’ambiente più facilmente interpretabile.
The Neurodiverse City, New York, USA.
Ci spostiamo a New York, dove The Neurodiverse City ha esplorato un altro aspetto dell’accessibilità: quello legato alla percezione dello spazio. Non tutti viviamo un ambiente nello stesso modo. Rumori, luci, affollamento e quantità di stimoli possono rendere un luogo confortevole per qualcuno e molto difficile da vivere per qualcun altro. Il progetto ha quindi sperimentato ambienti pensati per ridurre la sovrastimolazione sensoriale, lavorando su elementi come illuminazione, rumore, sedute e configurazione dello spazio.
DI OGNUNO Hospitality, Riva del Garda, Italia.
Arriviamo nel mondo che ci è più vicino: quello delle fiere.
DI OGNUNO è un progetto sviluppato da Lombardini22 in collaborazione con Village for All – V4A per Hospitality, Il Salone dell’Accoglienza. Qui l’accessibilità entra direttamente nell’exhibition design, non viene presentata come un insieme di regole da applicare, ma diventa parte dell’esperienza. Il visitatore può entrare in contatto con situazioni ed esigenze differenti e comprendere in modo diretto come alcune scelte progettuali possano rendere uno spazio più accogliente e fruibile.
Volkswagen #OneFuture IAA Mobility 2023, Monaco, Germania.
Per IAA Mobility 2023, Volkswagen ha presentato #OneFuture, definito come un “completely inclusive exhibition stand”. Il progetto, sviluppato da MUTABOR insieme a organizzazioni che rappresentano persone con disabilità, porta l’accessibilità direttamente all’interno del concept dello stand. Ed è proprio questo il punto: l’accessibilità non deve necessariamente arrivare alla fine del processo. Può essere considerata fin dall’inizio e contribuire a definire lo spazio, i percorsi e l’esperienza del visitatore.
Museo Omero, Ancona, Italia.
Dal mondo delle fiere passiamo alla cultura.
Il Museo Omero di Ancona nasce con una particolare attenzione alla fruizione dell’arte da parte di persone con disabilità visiva e, più in generale, all’accessibilità dell’esperienza museale.
Qui il rapporto con le opere non passa soltanto dalla vista. Le persone possono conoscere e comprendere le opere attraverso il tatto, l’ascolto e altri strumenti pensati per rendere la visita più accessibile. È un approccio che porta a ripensare il modo stesso in cui un museo può essere vissuto: non soltanto attraverso ciò che vediamo, ma attraverso ciò che possiamo esplorare, comprendere e percepire.
Un altro esempio di come l’accessibilità possa diventare parte integrante dell’esperienza e non un elemento aggiunto successivamente.

Cosa hanno in comune tutti questi progetti?
Sono molto diversi tra loro, ma partono da una stessa idea: uno spazio non è uguale per tutti.
Una stazione, un museo, una città o uno stand fieristico possono essere vissuti in modi completamente differenti. Progettare tenendo conto di queste differenze significa provare ad anticipare bisogni, difficoltà e modalità di fruizione diverse.
Una fiera, uno stand o un evento sono spazi temporanei, ma l’esperienza delle persone che li attraversano è reale. E proprio per questo anche l’accessibilità può diventare parte del processo di progettazione. Non un elemento da aggiungere alla fine, ma una possibilità da considerare fin dall’inizio.
L’accessibilità si può progettare. Qualcuno lo sta già facendo.
Nota: i progetti presentati in questo approfondimento non sono realizzati da Italstand né sono direttamente collegati all’azienda. Sono stati selezionati esclusivamente come casi di riferimento, per mostrare attraverso esempi concreti come l’accessibilità possa essere integrata nella progettazione di spazi, esperienze ed eventi.


